CONTESE E VIOLENZE TRA
GALLO E MONTERODUNI

Il fenomeno delle vertenze, per problemi di confine, tra Gallo M. e Monteroduni, con tutta l’appendice di disordini e violenze, vengono narrati in un esposto inviato in data 19 settembre del 1810 al relatore del consiglio di stato e commissario del Re Girolamo Fulcran Dumas.

In questo documento si mette a fuoco, con precisi riferimenti storici, l’antichità dei dissidi di confine tra le due comunità.

In questo documento si illustra che i contrasti hanno inizio sin dal secolo decimoquinto, con frequenti ricorsi alle armi e con susseguenti enormi difficoltà di riscossione dei dazi.

Si rimarca anche l’impossibilità da parte degli agenti di sanare i dissidi con una convenzione e che l’unica convenzione possibile è quella che può scaturire da parte dei magistrati ordinari dinanzi ai quali sono soventi pervenuti liti.

Anche in un altro documento si parla di attacchi sanguinosi da parte dei gallesi contro i monterodunesi, avvenuti prima del 1564.

Nel groviglio delle lotte feudali, s’inasprì anche la vecchia tensione tra gallesi e monterodunesi, e prima di tutto i gallesi non accettarono di buona voglia la sentenza, con cui la commissione feudale il 12 luglio 1808 dichiarò beni burgensatici del principe i territori montani denominati Montepiano e Montegallo, siti presso Gallo, riconoscendogli il diritto di riscuotere la fida per gli animali che vi pascolavano.

Il Principe Pignatelli era feudatario di Monteroduni e di Gallo, il che rendeva difficile la sua posizione.

Le cronache di questi anni, che seguono l’abolizione del feudalesimo, ci riportano molti fatti criminosi che vengono messi in evidenza di fronte alle autorità, perché si adoperino ad impedirne la ripetizione. In gran parte sono documenti relativi al 1812 che sembra sia stato un anno cruciale per l’assestamento della ex-feudalità.

Ma veniamo alla descrizione di alcuni episodi:”ieri 19 del mese di ottobre del corrente (corrente n.d.r.) si alzò la voce in questo comune (Monteroduni), che la popolazione della convecina terra di Gallo tutta insieme armata con accette, pali e schioppi, entrò per dentro il tenimento di questa università per due miglia, commettendo le più violenti rappresaglie contro questi cittadini, catturarono non solo gli animali neri, che ritrovavano ivi a pascolare, ma inseguendone anche i custodi con animo di ucciderli. Mi riuscì coll’aiuto del Sindaco e di altri galantuomini, e decurioni, e specialmente il sig. Francesco Campopiani e il Sig. Michele Di Giacomo, arciprete parroci ed altri sacerdoti di trattenere la gente di questo comune ad accorrere in aiuto dei loro paesani, e congiunti acchè si temeva qualche conflitto. Circa le ore 24 vennero a quelerarsi in questa regia corte undici persone di questo comune, ch’erano alla custodia dei loro neri rispettivamente. Questi concordemente deposero, che ieri la mattina verso le ore 15, stando secondo il solito i loro animali in tenimento di questa università, e propriamente nella contrada detta di S. Venditto, e Valle San Leonardo, in distanza dei confini del Gallo circa due miglia e più, si videro circondate da più di cento persone di detta terra del Gallo armati di pali, di accette, e di scioppi, che dimostravano animo di stragge, e carneficina.

Essi custodi esposero che abbandonarono i loro neri e si risolsero a campare la vita con la  fuga ...

Il figlio di Liberoantonio Palladino, di nome Michele, solamente cadde nelle loro mani. Costui ritornato in questo punto ha soggiunto che i Gallesi raccolsero tutti gli animali neri, legarono lui con le mani dietro così strettamente che grondavano sangue. Indi lo trascinarono per terra per qualche tratto di strada. Tennero consiglio per ammazzarlo, ma un tale Domenico Iannitti, li dissuase da sì reo disegno, uno dei più ostinati pero li tirò un colpo di pali nella pancia, e fattolo cadere a terra, un altro gli tirò sopra una pietra. Lo condussero finalmente legato nel Gallo in messo degli animali, indi lo posero chiuso in una casa, e temendo detto giovane di ulteriore sevizie. Che sentiva contro di lui premeditatosi, disperatamente si lanciò da una finestra, e quantunque inseguito, il beneficio della notte, verso le ore due lo fecero perder di traccia.”

Brani tratti da “memorie storiche
di Monteroduni” di Antonio Maria Mattei